07 Gen Ancora incubi…uomini neri…
I miei primi dieci anni di vita li ho trascorsi durante un periodo storico di grandi cambiamenti e di grande terrore: gli Anni di Piombo.
Nascevo nel febbraio del 1967, mentre si avviavano le occupazioni studentesche che avrebbero infiammato le piazze e gli animi. L’anno successivo, il movimento studentesco si sarebbe intrecciato a quello operaio, mentre il terrorismo eversivo, sia di destra che di sinistra avviava la Strategia della Tensione e l’Autunno Caldo delle stragi.
All’epoca di questi oscuri fatti, in casa mia si respirava un’atmosfera piuttosto cupa.
Sia per la mamma che per il papà essere diventati prima sposini e poi genitori si stava dimostrando un compito al di sopra delle loro risorse emotive. A questo si aggiungeva il clima di terrore, minaccia, precarietà che l’Italia stava vivendo.
All’epoca di questi fatti oscuri ero ancora molto piccola ma già molto spaventata, come mostrano le foto di me dell’epoca.
Mia mamma ha sempre sottolineato il mio carattere poco arrendevole e rognoso. Quelle foto raccontano un’altra verità: non nego che avessi li piglio di una “bambina pestifera”, ma aggiungo che fossi anche una peste atterrita!
Appena un paio di anni dopo, diventata più grande e quindi capace di registrare meglio gli avvenimenti, ricordo che iniziarono gli incubi ricorrenti: inizialmente sognavo i famigerati Bassotti, gli scalcinati ladri di Walt Disney. Mi venivano a trovare quasi ogni notte ed ogni notte mi svegliavo in preda al panico. Mi seguivano, inseguivano, spiavano, aggredivano, minacciavano…non avevo scampo. Mi salvava il risveglio ed il sollievo che fosse solo un sogno e che i cattivi fossero personaggi dei fumetti.
Le cose cambiarono quando gli uomini in nero che disturbavano il mio sonno non erano più personaggi di carta, ma persone in carne e ossa.
Quasi tutte le notti sognavo una strada deserta, scarsamente illuminata dai lampioni della sera, un uomo che cammina solitario, mio padre. Sta tornando a casa dopo un’intensa giornata di lavoro. Improvvisamente, una macchina nera lo affianca, ne escono quattro ceffi vestiti di scuro. Minacciandolo lo costringono a salire sulla macchina. Un momento dopo, questa sparisce alla vista rombando. Lo avrebbero ucciso. Se muore lui, non posso farcela!
Mi svegliavo urlando in preda al più spaventoso panico.
Non credo che i miei genitori, impegnati a costruirsi una famiglia e una vita in quei tempi difficili, abbiano mai lontamente intuito quanta della paura che loro pativano fosse potuta penetrata nella mia giovane mente, sconvolgendola.
Un tempo i bambini venivano considerati “insensibili” ai drammi che coinvolgevano gli adulti. Si pensava che fossero troppo piccoli per capire e quindi anche per soffrirne. Purtroppo è vero che un bambino non può avere una coscienza logica e sequenziale di una situazione dolorosa. Invece, non è vero che non ne soffra profondamente, proprio perchè ha scarsi strumenti mentali per interpretare i fatti che subisce.
Sogna sudando freddo. Resiste, ma trema. Giocando ed esplorando il mondo, dimentica il dolore. Nel buio della notte, nella solitudine del sonno, le emozioni dolorose ribollono e ricomincia a tremare fino all’alba, fino al prossimo gioco, alla successiva avventura.
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