Le molte facce del trauma

Le molte facce del trauma

Negli ultimi venti anni la letteratura scientifica psichiatrica e psicoterapica si è focalizzata sul trauma infantile e sulle conseguenze dello stesso sullo sviluppo psico-neuro-fisiologico dei bambini.

Uno degli aspetti che sono stati sottolineati come “elettivamente traumatici”, come descritto dagli autori di questo testo (Borgogno, Cassullo 2011), è “l’intensità delle emozioni” che il trauma determina…Un’intensità – catastrofica – che richiederà, indipendentemente dalle maggiori o minori risorse di colui che ne è vittima, un’attenzione e un’elaborazione che dovranno essere portate avanti per l’intera esistenza”.

Molto si è scritto della natura del trauma che può essere violento e dirompente come una violenza o la morte di una persona significativa della vita del bambino.

Oppure, possono essere esperienze meno violentemente traumatiche, ma ripetute e continuative che comportano per il bambino una risposta difensiva atta alla sopravvivenza. Tale risposta difensiva interferirà con lo sviluppo sano del piccolo e creerà patologia fisica e mentale.
Non sempre è possibile per i genitori rendersi conto del disagio, a volte anche profondo, dei loro figli fino a quando non diventa un disagio sintomatico che si manifesta con patologie fisiche o mentali impossibili da non attenzionare.

L’infanzia è un periodo di “impotenza”, come lo definiva Sigmund Freud, perchè il piccolo dell’uomo, fragile ed immaturo, è del tutto dipendente da “buone” cure genitoriali e da un “buon” destino.

Considerati gli anni che sono necessari alla maturazione emotiva e fisica degli esseri umani, è facile intuire che molte cose possono andare molto male.

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