I peccati senza colpe dei bambini soli perchè le colpe, come le persone, iniziano a esistere quando qualcuno se ne accorge.
(Michela Murgia, 2009)
Mi sentivo sola e poco vista, facile alla malinconia, facile alla rabbia.
Cercavo di sopravvivere appellandomi alle mie forze e alle mie competenze in crescita.
Mi tenevo viva con la lettura, immergendomi nei personaggi delle storie che scorrevano davanti ai miei occhi.
Mi rallegravo nelle passeggiate all’aria aperta perchè la natura mi era madre e sorella.
Mi avvinghiavo al mio criceto perchè il suo odore, il suo aspetto infantile e fragile, la sua vivacità consolavano i miei pomeriggi. Bambini soli che si fanno forza per continuare a crescere senza dover pagare un prezzo troppo alto.
Tanto spesso i bambini non sono sostenuti in modo sufficiente nello sforzo che compiono per crescere e diventare se stessi.
Questo accade così spesso perchè, a loro volta, i grandi sono stati bambini soli senza neppure potersene rendere conto. Un ciclo dietro l’altro di bambini spaiati, un accadere che la psicoanalisi ha chiamato “trasmissione trasngenerazionale”.
I traumi, le vite non vissute, come le ha definite Thomas Ogden (2016), le potenzialità andate perdute, i dolori non digeriti passano da una generazione all’altra come un testimone di morte: frammenti di putrefazione psichica che dal passato irradiano il loro fetore.
Quando penso a quella mia madre anaffettiva e rigida, rivedo una bambina spaventata e sola. Quando rivedo con gli occhi della memoria questo mio padre solitario e freddo, vedo anche un bambino solo e troppo sollecito.
Sono stati bambini ai tempi della dittatura. Sono stati bambini sotto le bombe che gli alleati avevano dovuto sganciare in nome della libertà.
Era il tempo morto della guerra.
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