15 Lug Inibizione, sintomo, angoscia
La Rivista di Psicoanalisi ha dedicato il volume III dell’anno 2025 a questo complesso e contraddittorio lavoro di Freud. In questo testo, il padre della Psicoanalisi ha cercato di sistematizzare la sua teoria sull’angoscia e sul dolore mentale, esperienze umane universali , articolate e contradditorie. Sebbene, ognuno di noi abbia provato e provi entrambe queste emozioni ed esperienze affettive e i loro corrispondenti fisici a carico del cuore e del respiro, non sempre siamo stati capaci di capirne i motivi. Anche Freud si interroga su come e perchè nasca l’angoscia: cosa spaventa l’essere umano sia dalla nascita? Quali pericoli percepiamo, da quali minacce o repentagli ci difendiamo?
Il piccolo dell’umo nasce fragile e troppo bisognoso di cure materne, a differenza dei cuccioli delle altre specie. A motivo della sua immaturità fisica e mentale il mondo gli risulta pericoloso e la madre un oggetto indispensabile per la sopravvivenza. Questa condizione, che in qualche modo si protrae per il resto della vita sebbene in condizioni diverse, genera un angosciante senso di “impotenza” e di angoscia.
La nostra fragilità, estrema quando siamo piccoli, ma comunque sostanziale anche nella crescita, è potenziata dal bisogno di amore degli esseri umani: abbiamo un bisogno estremo che la madre – prototipo di tutte le relazioni a seguire – e il padre non solo ci proteggano e curino, ma che anche ci amino.
In questo aspetto anche i mammiferi (da recenti scoperti sembrerebbe che anche gli insetti provano emozioni complesse) sono accumunati dallo stesso beffardo destino di potersi sentire pieni di sè e di vita e di creatività solo se in reciproca e amorevole relazione con l’altro. Quando questo è in parte o del tutto impedito le persone “sopravvivono” al loro dolore e alla loro angoscia, ma parti di vita psichica andranno perdute per sempre…
Mentre leggo e scrivo di questo penso a te cara mamma, alla bambina angosciata che sei stata…era il tempo della guerra, seconda purtroppo e mondiale. Era il tempo dei bombardamenti sull’Italia e dei bambini sfollati in campagna per proteggerme l’incolumità, ma senza riuscire a proteggerne la psiche.
Sei cresciuta tra le oche e il ruscello dove sia tu che loro facevate il bagno. Poco cibo e nessun vizio, tanti pericoli e tanta fottuta paura, nessun adulto che considerasse che insieme alla minestra avresti avuto bisogno di un abbraccio e parole che consolassero. Peccato che le oche non sapessero parlare, ma immagino che la loro presenza un qualche balsamo lo portasse alla tua piccola mente spaventata.
Tua madre veniva dalla città una volta al mese, con il treno, dopo un viaggio estremamente pericoloso e incerto. Non sapevi se l’avresti rivista il mese successivo, non sapevi neppure che se questi incontri ti facessero davvero felice o ti rendessero ancora più inquieta.
Quella donna che chiamavano tua madre e che conoscevi meno delle oche che accompagnavi da brava al fontanile ti era meno affettuosa e meno affezionata di quei intelligenti volatili. Tuo padre era soldato, lontano, senza poter dare notizie di sè, uno sconosciuto per te perchè nascevi e lui partiva. Quando lo avresti rivisto alla fine della guerra, quella guerra maledetta e potente, avresti pianto di angoscia per l’abbraccio di un uomo il cui volto ti era estraneo.
Forse pensavi che la fine della guerra, il ricongiungimento familiare, la nascita di una sorellina ti avrebbe garantito serenità e amore.
Invece ti venne in cambio severità come atmosfera prevalente, giudizi sferzanti al minimo errore, senso del dovere servito a colazione, pranzo, cena, il disprezzo per l’affettuosità e la gioia.
Tua madre era peggio di un generale d’armata, tuo padre, un uomo affettuoso ma debole, era incapace di contrastare il regime totalitario della moglie: ci si adeguava come fosse un terzo figlio spaventato ed impotente. Crescevi angosciata e rabbiosa, mentre la parte di te fiduciosa e spensierata moriva alla vita…Così sei diventata prima grande e poi moglie e madre…così hai vissuto tutta la vita…così te ne sei andata senza avere vissuto davvero…
A differenza di te, le amate oche avevano il tuo sguardo amoroso addosso, un fontanile per giocare, il pastone preparato con amore e, fintanto che non fosse giunto il momento di nutrirvi, hanno vissuto come ogni bambino dovrebbe vivere tra protezione, fiducia, gioia e amore…
L’incertezza su questo e il senso di impotenza che tale incertezza genera negli esseri umani è secondo Freud una delle principali origine dell’angoscia. Anche la mancanza nostalgica di una mamma amorevole scatena questo sentimento terribile, un sentimento che tante persone accomuna e tu fra queste cara mamma.
In foto vedete un disegno tratto da “GLOAMIG” dell’artista Keaton Henson che ha cercato di dare forma e corpo alle sue angosce…
Sorry, the comment form is closed at this time.